Alcuni dicono che nella vita, così come in qualsiasi professione, nulla è veramente indispensabile. Ma ciò vale sempre e comunque? Mi chiedo se in quest’era caratterizzata da un aumentato flusso informativo, si riesca ugualmente a tenersi aggiornati senza l’uso e la considerazione di “alcuni elementi chiave“? Domanda che mi scaturisce spontanea analizzando alcuni risultati del questionario sottoposto agli studenti.
Per quanto riguarda, ad esempio, l’apprendimento di notizie e quindi in qualche modo, i mezzi tramite cui tenersi aggiornati: radio e stampa hanno avuto percentuali davvero misere, la tv ha guadagnato un 30% ed il primato indiscusso è spettato ad Internet con una percentuale superiore al 48% (considerando che non sono pochi quelli che hanno indicato due opzioni).
Mi permetto però di dubitare della sincerità di queste risposte dato che la domanda successiva del questionario smentisce e contraddice questi risultati. Se il media maggiormente considerato per apprendere notizie è Internet, la logica conseguenza doveva essere che tutti, o almeno molti, utilizzassero un feed reader per ricevere gli aggiornamenti dai vari siti o blog.
Invece così non è!
Altro elemento che dovrebbe contraddistinguere chi si occupa di comunicazione in quest’era incentrata sulle relazioni, è la partecipazione ad incontri di socializzazione e knowledge sharing. Come possono questi studenti diventare degli efficienti comunicatori, se la maggior parte di loro non sa neanche che cos’è un BarCamp?
Dopo interviste, analisi, ricerche varie sono giunta ad un decalogo del comunicatore 2.0, una sorta di vademecum utile per quei comunicatori che intendono aggiornare ed indirizzare meglio il loro lavoro, ma anche per quei giovani che iniziano ad approcciarsi a questa professione.
Il Comunicatore 2.0 deve:
1. Vivere la rete in prima persona
2. Conoscere le dinamiche dei media sociali
3. Dotarsi di strumenti che siano in grado di intervenire in maniera diretta e non mediata
4. Sviluppare notevoli capacità relazionali per muoversi
con dimestichezza nella fitta rete di relazioni online e offline
5. Immergersi nelle conversazioni (perchè i mercati sono conversazioni) e saperle gestire in modo interessante grazie all’ascolto attivo
6. Comunicare in modo onesto e trasparente, avendo il coraggio di osare
e sperimentare, anche davanti ad ostacoli e diffidenze
7. Gestire l’aumentato flusso informativo con prontezza e tempestività,
affrontando anche critiche ed accuse
8. Imparare a lavorare con tempi e spazi dilatati
9. Tenersi perennemente aggiornato, grazie alla multicanalità
10. Avere una grande passione per questo lavoro.
Non so se questi erano i punti che immaginavate, ma sono sicuramente quelli che meglio racchiudono e descrivono tutte le competenze emerse dal mio profilo ideale.
Ovviamente sono ben accette critiche e suggerimenti. Che ne dite di aiutarmi a migliorare e (perchè no?) prolungare l’elenco?!
Durante una delle interviste che in questo periodo sto facendo ai responsabili della comunicazione di alcune note aziende italiane, si è parlato di onde cerebrali.
Purtroppo nessuno dei presenti ricordava la fonte da cui aveva letto la notizia, ma sembrerebbe che fondamentalmente in azienda siano premiate maggiomente le onde Beta, quelle cioè relative all’assertività, alle relazioni, all’intraprendenza e che invece vengono raramente premiate le onde Alfa, quelle proprie della fase della ricezione e rielaborazione.
Ora, non so quanto tutto ciò sia vero o se anche qualcuno di voi abbia letto qualcosa in merito a questa informazione, però mi sembra un concetto positivo e molto legato alle competenze attuali di un comunicatore.
Insomma, in un mondo che va così veloce non c’è tempo per riflettere a fondo…si deve essere in grado di reagire adeguatamente e con prontezza ad ogni tipo situazione.
Il mondo cambia sempre più velocemente e di conseguenza anche i modi di relazionarci con gli altri si modificano rapidamente, assumendo a volte forme inimmaginabili.
Ormai gran parte del nostro tempo lo passiamo online: ogni attimo, evento o pensiero della nostra vita ci porta nella Rete e non solo per fare ricerca o per lavorare, ma spesso semplicemente per raccontare un dettaglio della nostra giornata, qualcosa che ci è accaduto, qualcosa che ci ha reso felici o al contrario che ci ha delusi e rattristati.
Un cinguettio costante che si ripercuote in ogni dove e che coinvolge-travolge chiunque, indipendentemente dall’età, dal tipo di lavoro e dal livello sociale e culturale…e ne abbiamo anche la prova più evidente!
Cambiano i bisogni, cambiano i desideri, cambia la mentalità e l’attenzione delle persone, che da soggetti passivi diventano attori protagonisti: più esigenti e più consapevoli, ma con l’assoluta incapacità di vivere lontano dalla grande Rete.
Sono dinamiche reali e molto particolari. Io per prima mi sento felicemente intrappolata nella ragnatela e non riesco o non voglio liberarmente, ma sinceramente non credo di correre chissà quali catastrofici rischi. Ed è per questo che sorrido faccio le corna con tutte e due le mani, leggendo certe riflessioni, a mio parere un tantino esagerate.
Ultimamente ero un pò demoralizzata. Lo stress per gli esami e la delusione per gli inevitabili ostacoli mi avevano tolto la mia incredibile voglia di farcela sempre e comunque.
Le persone mi ripetevano, e continuano a farlo, che è un atteggiamento assolutamente normale quando si percorrono gli ultimi metri prima di tagliare il traguardo e così ho stretto i denti e mi sono rimboccata le maniche, in perfetto stile staka.
Ho concluso alcune interviste e a breve dovrei farne altre (la lista delle aziende non è proprio brevissima), però già si sono delineati i primi elementi comuni e molto interessanti:
1) la maggior parte delle aziende italiane è ancora lontana anni luce da tutto ciò che è anche solo vagamente 2.0 (su questo ci avreste scommesso anche voi, vero?)
2) Le competenze tecniche non sono considerate così fondamentali come invece risultano essere quelle comportamentali. In poche parole, se per imparare ad usare un certo strumento o per migliorare il proprio livello di conoscenza di una certa disciplina c’è sempre tempo, è assolutamente essenziale sapersi relazionale con gli altri, tenersi aggiornati e conoscere a fondo le dinamiche che sono alla base dell’attuale rivoluzione culturale e sociale.
3) Le aziende sono deluse dal lavoro che svolgono i neolaureati. E quì c’è da chiedersi come mai: formazione universitaria non adeguata o aspettative nei confronti dei giovani troppo alte? (A parere di Mister Alagna: ” le aziende rimangono deluse perchè si aspettano una ventata di novità, che però non sono realmente in grado di accogliere “).
Ora riflettendo su questi punti, continuo il mio lavoro e cerco di approfondire.
Forse è un pò precoce dirvi dove sarò tra circa quarantacinque giorni, ma l’evento organizzato da loro, merita un annuncio anticipato e quindi eccomi quì per informarvi (sempre che la cosa possa esser di vostro interesse!) che il 26 e il 27 marzo 2009 parteciperò al Forum della Comunicazione, che si terrà al Palazzo dei Congressi a Roma.
Ho già avuto modo di guardare il programma ed ho notato con estremo piacere che la seconda plenaria è dedicata alla ridefinizione della mappa delle competenze dei professionisti della comunicazione. Ulalà…guarda caso proprio l’argomento della mia tesi!
Detto questo, vi auguro una buona giornata e scappo a fare la prima intervista ufficiale ad un Responsabile delle relazioni esterne…finalmente le aziende leggono le mie mail ed accettano di rispondere a qualche domanda (speriamo continui così, altrimenti cosa scrivo sulla tesi se non riesco a capire come la pensano le imprese italiane…che hanno qualcosa da nascondere?!).